Nicodemo/ Luglio 2, 2018/ Articoli, Caccia

Su richiesta di alcuni soci cacciatori, esaminiamo una delle caratteristiche delle armi da impiegare durante l’attività venatoria: la capacità.

Secondo quanto deciso dalla Cassazione Penale, con la sentenza n. 46526 del 2015:

In tema di armi da caccia, l’art. 13, comma primo, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, secondo cui l’attività venatoria è consentita con l’uso di un fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, va intesa nel senso che il caricatore deve essere predisposto per contenere non più di due cartucce e non nel senso che il numero delle cartucce dentro il caricatore non deve essere in concreto superiore a due. (Fattispecie relativa a fucile scarico, il cui serbatoio, predisposto ad incamerare tre cartucce, era privo dell’asta di riduzione, in quanto posta nello zaino del detentore).”

Ritengo utile segnalarne anche un’altra, riguardante l’utilizzo del puntatore laser, la n. 28511 del 2009, secondo la quale:

Integra il reato di esercizio della caccia con mezzi vietati (art. 30, comma 1, lett. h), l. 11 febbraio 1992 n. 157), l’uso di un fucile dotato di puntatore laser, in quanto tale strumento rende l’arma più idonea alla cattura diretta degli animali in tempo notturno, e ne diviene parte integrante, sì da non poter essere considerato estraneo all’impiego della medesima quale mezzo diretto di esercizio venatorio.”

Per numerose ragioni non condivido tale orientamento, ma non essendo esso stato superato da altro più recente, costituisce un canone interpretativo utilizzabile dai giudici di merito ( primo e secondo grado ) ed è perciò doveroso da parte mia portarlo all’attenzione dei lettori.

Avv. Paolo Nicodemo