Nicodemo/ Agosto 18, 2018/ Articoli, Caccia, Diritto delle Armi

Amo la natura, amo le escursioni nei boschi, amo gli animali, ma non tollero le esagerazioni, che ritengo inutili ed ipocrite.

Mi riferisco, nel dettaglio, alla Legge Quadro sulle Aree Protette, precisamente la n. 394 del 1991.

Da alcune delle sue disposizioni, in sintesi, viene stabilito che è vietato introdurre in un’area protetta armi e strumenti distruttivi e da cattura di qualunque tipo.

Fin qua nessun problema.

Il problema sorge quando si esagera nel legiferare male e nell’interpretare peggio.

La legge stabilisce, nelle aree protette, un secco no alle armi senza se e senza ma e non prevede deroghe, ad esempio, a favore dei titolari di porto d’armi per difesa personale, se non per volontà dell’Ente parco, come vedremo in seguito.

Ciò significa che se sto facendo del trekking esplorativo in un’area protetta con la mia famiglia ed ho il porto da difesa non posso tenere la mia arma con me e sono privo della possibilità di difendermi nel caso incontri dei malintenzionati che, protetti sia dalla natura che dal genio del legislatore, intendano fare ciò che desiderano di me e dei miei cari.

Non menziono neanche il pericolo di essere attaccato da un animale feroce: non sia mai!

Arriverebbe uno stuolo di animalisti/ambientalisti/vegetriani/vegani a chiedere la mia condanna al rogo.

Non vi è obbligo di perimetrazione delle aree protette ed è onere di chi le attraversa informarsi prima sulla loro delimitazione.

In tema di tutela delle aree protette, i parchi nazionali, essendo stati istituiti e delimitati con appositi provvedimenti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale non necessitano della tabellazione perimetrale prevista dall’art. 10 l. n. 157 del 1992 al fine di individuarli come aree in cui è vietata l’attività venatoria, gravando in tal caso su chi esercita la caccia l’onere di individuazione dei confini dell’area protetta all’interno della quale si configura il reato di cui all’art. 30, comma 1, lett. d), della citata l. n. 157. (Fattispecie in cui la Corte, ritenendo sufficiente l’indicazione topografica pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ha escluso l’ignoranza incolpevole circa l’esatta perimetrazione dell’area protetta, in quanto l’art. 43 n. 2, l. reg. Puglia n. 27 del 1998, che vieta di sparare nelle zone comprese nel raggio di 100 metri dal confine dei parchi e delle riserve, purché opportunamente tabellate, non è applicabile alle zone interne delle aree protette in cui l’imputato esercitava l’attività venatoria).”( Cassazione penale, sentenza n. 36707/2014 ).

Il divieto di introduzione di armi nelle aree protette senza la prescritta autorizzazione, previsto dall’art. 11, comma 3, lett. f), l. 6 dicembre 1991 n. 394, è immediatamente applicabile anche nelle aree ricomprese nei parchi regionali, pur in mancanza di apposito regolamento del Parco ovvero di perimetrazione definitiva.” ( Cassazione penale, sentenza n. 35393/2008 ).

Ma vi è di più: se un soggetto trasporta un’arma in auto e sta solo attraversando l’area protetta -pur senza volercisi fermare- commette reato.

Integra il reato di introduzione di armi in area protetta di cui all’art. 11, comma 3, lett. f), l. n. 394 del 1991, la condotta di chi, a bordo di auto contenente armi, abbia anche solo a transitarvi al fine di portarsi in area non protetta al fine di cacciare. ( Cassazione penale, sentenza n. 6985/2008 ).”.

“Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui agli art. 11 comma 3 lett. f) e 30 l. 6 dicembre 1991 n. 394, è sufficiente la constatata presenza del privato, senza la prescritta autorizzazione, all’interno di un’area protetta ed in possesso di un’arma e munizioni, indipendentemente dalla flagranza dell’attività venatoria o dell’atteggia mento di caccia, atteso che il divieto di portare armi all’interno delle aree protette costituisce lo strumento prescelto dal legislatore per la radicale salvaguardia della fauna protetta del parco.” ( Cassazione penale, sentenza n. 17611/2005 ).

“In tema di sanzioni amministrative, la condotta del privato di introduzione nel Parco nazionale della Maiella di armi, esplosivi e mezzi di distruzione e di cattura non autorizzati, che è prevista sia come illecito amministrativo dal combinato disposto degli art. 3, comma 1, lett. f, d.P.R. 5 giugno 1995, relativo alle misure di salvaguardia del Parco anzidetto, e 30, comma 2, l. 6 dicembre 1991 n. 394, sia come illecito penale dal combinato disposto degli art. 11, comma 3, e 30, comma 1, della legge citata, è sottoposta a regime di doppia punibilità con conseguente cumulo materiale di sanzioni di specie diversa, atteso che il comma 2 dell’art. 30 dispone la sanzionabilità “altresì” a titolo di illecito amministrativo, in deroga al principio di specialità di cui all’art. 9, comma 1, l. 24 novembre 1981 n. 689, della violazione delle disposizioni emanate dagli organismi di gestione delle aree protette. L’identità della condotta materiale integrante le due fattispecie esclude che l’esistenza del reato dipenda dall’accertamento della violazione amministrativa e, quindi, che sussista la connessione obiettiva per pregiudizialità di cui all’art. 24 della legge n. 689 del 1981, dalla quale deriva la competenza del giudice penale nell’accertamento della responsabilità per l’illecito amministrativo.” ( Cassazione civile, sentenza n. 28381/2011 ).

“La previsione dell’art. 11 della l. n. 394 del 1991, che vieta l’introduzione di armi all’interno delle aree naturali protette, non è stata abrogata o derogata dall’art. 21 lett. g) della l. n. 157 del 1992, che vieta il trasporto di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia all’interno dei centri abitati e delle altre zone dove è vietata l’attività venatoria, essendo tale secondo divieto compatibile con il primo e comunque non regolante l’intera materia da quello disciplinato.” ( Cassazione penale, sentenza n. 35393/2008 ).

Si ritiene opportuno, per completezza, citare i commi 4 e 5 dell’art. 11 della citata legge:

4. Il regolamento del parco stabilisce altresì le eventuali deroghe ai divieti di cui al comma 3. Per quanto riguarda la lettera a) del medesimo comma 3, esso prevede eventuali prelievi faunistici ed eventuali abbattimenti selettivi, necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente parco. Prelievi e abbattimenti devono avvenire per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’Ente parco ed essere attuati dal personale dell’Ente parco o da persone all’uopo espressamente autorizzate dall’Ente parco stesso.

5. Restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettività locali, che sono esercitati secondo le consuetudini locali. Eventuali diritti esclusivi di caccia delle collettività locali o altri usi civici di prelievi faunistici sono liquidati dal competente commissario per la liquidazione degli usi civici ad istanza dell’Ente parco.”

E’ quindi possibile, in astratto, una deroga al divieto, ma è subordinata alla volontà dell’Ente parco, il cui regolamento va conosciuto prima di pianificare un viaggio con armi al seguito per qualsivoglia motivo che possa attraversare un’area protetta, la cui individuazione precisa spetta al possessore di armi in viaggio.

Avv. Paolo Nicodemo