Nicodemo/ Marzo 19, 2019/ Geopolitica e Analisi

Quando in Italia viene arrestato l’autore di un reato con già molti precedenti, magari specifici, ci si chiede cosa facesse a piede libero, con la possibilità di delinquere ancora.

È quanto ci si può domandare anche anche di Gokmen Tanis, l’attentatore che ha aperto il fuoco ieri a Utrecht, in Olanda, uccidendo tre persone e ferendone altre cinque.

Turco, 37 anni, era stato condannato per tentato omicidio e reati minori e pendeva su di lui un’accusa per violenza sessuale.

Un uomo d’affari turco, secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, ha riferito alla BBC turca che Tanis alcuni anni fa era stato arrestato per sospetti legami con l’Isis, ma poi rilasciato e che aveva combattuto in Cecenia.

Non è ancora chiaro se egli abbia inteso colpire con dolo solo la prima vittima, una donna, causando con le altre delle casualties, ma le Autorità olandesi affermano di non escludere il movente terroristico.

Secondo informazioni raccolte presso la famiglia, per un periodo ha vissuto la religione islamica in maniera più ortodossa, per poi assumere in seguito un atteggiamento diverso, dandosi all’alcool e attraversando periodi di instabilità.

Il padre ha dichiarato di non vederlo da 11 anni e di auspicare che venga punito se trovato responsabile.

Viviamo in un’epoca dominata da una minaccia invisibile, che ha creato un conflitto non convenzionale definibile come “asimmetrico” e non esiste ancora un efficace modo per controllare l’identità e il passato di chi si sposta da un paese all’altro.

Aggiungiamo che il terrorismo islamico è riuscito a dar vita ad un vero e proprio brand, un franchising del terrore al quale si può aderire anche per mera emulazione, senza particolari riti iniziatici, ma solo armandosi di cattive intenzioni e procurandosi strumenti di circostanza quali armi da taglio e mezzi di trasporto, come hanno dimostrato attentati consumati in Inghilterra e Francia.

Può darsi che l’Europa paghi oggi, a caro prezzo, una superficialità a cui si sono demagogicamente dati i nomi di tolleranza, accoglienza e multiculturalità, che restano valori essenziali, ma vanno applicati con la prudenza imposta dal contesto storico, anche nel rispetto delle comunità straniere o di altre religioni che nulla hanno a che vedere con la delinquenza.

Il problema per la sicurezza di tutti non sono, quindi, le armi nelle mani degli onesti cittadini.

Agli apparati di informazione e sicurezza, dunque, il duro e ingrato compito di capire e prevenire.

Avv. Paolo Nicodemo