Nicodemo/ Agosto 24, 2018/ Articoli, Caccia, Diritto delle Armi

I coltelli, come già espresso in altro nostro articolo, non sono armi, siamo d’accordo, ma nonostante ciò la disciplina giuridica del loro porto è piuttosto complessa e richiede un’analisi dettagliata.

Evidenziamo innanzitutto che essi non possono essere portati fuori dai luoghi di privata dimora senza un giustificato motivo, come stabilito dell’art. 4 della legge n. 110 del 1975.

1. Un luogo come il pianerottolo di un condominio non è equiparabile all’abitazione, anche se ne costituisce una pertinenza, poiché è accessibile ad un numero indeterminato di persone e quindi non è possibile girarvi col coltello.

Così infatti stabilisce la Cassazione penale, con la sentenza n. 24755 del 2018, secondo la quale:

Il pianerottolo delle scale di un fabbricato condominiale costituisce luogo aperto al pubblico, in quanto consente l’accesso a un’indistinta categoria di persone e non soltanto ai condomini, non potendosi invece qualificare come luogo di privata dimora, nella cui nozione rientrano esclusivamente i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata e che non sono aperti al pubblico né accessibili a terzi, senza il consenso del titolare, compresi i luoghi destinati all’esercizio di attività lavorativa o professionale (da queste premesse, la Corte, sul presupposto che il reato di cui all’articolo 4 della legge n. 110 del 1975implica il porto in luogo pubblico o aperto al pubblico, accogliendo il ricorso del procuratore generale, ha annullato con rinvio la sentenza che aveva mandato assolto l’imputato dal reato, nella specie contestato relativamente al porto di un coltello avvenuto sul pianerottolo dello stabile condominiale).”

2. Non importa che il portatore non l’abbia fatto apposta, che magari abbia dimenticato il coltello in tasca o in borsa, in quanto si tratta di una contravvenzione e non vi è distinzione tra dolo e colpa, quindi basta anche la disattenzione per ritenere consumato il reato.

A tal proposito si veda la sentenza della Cassazione penale n. 6974 del 2017, secondo la quale:

Ai fini della punibilità della contravvenzione di porto senza giustificato motivo, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, di oggetti atti a offendere, di cui all’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110, è irrilevante che manchi l’elemento intenzionale, essendo, invece, sufficiente che la condotta sia stata posta in essere per negligenza.” (nella specie, la Corte ha ritenuto comunque non punibile il fatto, ex art. 131 bis c.p., trattandosi di episodio non grave, anche perché ci si trovava di fronte a un comportamento non abituale, di peso modesto e tenuto da soggetto incensurato, ma non dimentichiamo che se abbiamo un porto d’armi e possediamo delle armi, in un caso del genere -anche se assolti- ci verrebbe tolta la licenza, quindi attenzione!).

3. Il porto di coltello si presume illecito e chi lo porta è presunto colpevole, spettando a lui dimostrare il giustificato motivo.

Sembra assurdo, ma la presunzione di innocenza imposta dalla Costituzione e dalla legge è messa completamente da parte in questo caso.

Ciò è specificato chiaramente dalla sentenza della Cassazione penale n. 24084 del 2017, che recita come segue:

L’articolo 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110 ha natura contravvenzionale, è punito anche a titolo di colpa ed è escluso se ricorre un “giustificato motivo”, onde l’assenza di un giustificato motivo è prevista come un elemento costitutivo del reato, rispetto al quale, a fronte dell’allegazione di circostanze di obiettivo rilievo dimostrativo, scatta per l’imputato l’onere di fornire la prova del giustificato motivo del porto.”

4. Vi è anche un altro grave problema di cui tenere conto: normalmente non si possono utilizzare in giudizio le dichiarazioni che l’indagato rende senza la presenza di un difensore, in quanto ciò è stabilito chiaramente dall’art. 350, comma 6, del codice di procedura penale.

Anche questa fondamentale garanzia, grande conquista di civiltà, è del tutto ignorata nel caso che ci occupa.

Ciò vuol dire che è decisiva la giustificazione fornita nell’immediatezza del controllo da chi viene trovato in possesso del coltello.

Ci si potrà non credere, ma è quanto ha stabilito la Cassazione penale con la sentenza n. 3822 del 2017, a tenore della quale:

Il giustificato motivo rilevante ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 110 del 1975 non è quello dedotto a posteriori dall’imputato o dalla sua difesa, ma quello espresso dal medesimo immediatamente, in quanto è quest’ultimo che si riferisce all’attualità ed è suscettibile di un’immediata verifica da parte dei verbalizzanti (sulla base di questo principio è stato rigettato il ricorso in una vicenda in cui l’imputato solo durante l’esame dibattimentale aveva addotto di utilizzare il coltello per la propria attività in quanto addetto a un cantiere navale).”

TENGO A PRECISARE CHE, IN TALE ULTIMO CASO, EMERGE DALLA LETTURA DEL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA CHE ERA DEL TUTTO VERO CHE L’IMPUTATO LAVORAVA IN UN CANTIERE NAVALE, SOLO CHE LO HA DETTO IN RITARDO!

Ritengo ciò del tutto incondivisibile sul piano della logica e del tutto illegittimo su quello del diritto, ma l’orientamento è questo ed è un obbligo conoscerlo.

È di vitale importanza, in ordine al giustificato motivo, considerare un altra parte della sentenza -citata in precedenza- n. 24084 del 2017, secondo cui: “…Questa giustificazione ricorre quando le esigenze dell’agente siano corrispondenti a regole relazionali lecite rapportate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento e alla normale funzione dell’oggetto.”

Proviamo a tradurre…

5. Il giustificato motivo non si può definire a prescindere, come concetto astratto, ma va concretizzato.

Chi ha un coltello da sub in auto farà bene ad avere anche una muta, ma bastano anche una maschera e delle pinne, per dimostrare che si sta andando ad immergere o che ritorna da un’immersione.

Chi si giustifica affermando che va a fare escursioni nel bosco e che il coltello è uno strumento da survival verrà ritenuto mendace se il coltello gli verrà trovato nella tasca di un abito elegante all’ingresso di un teatro lirico in occasione della prima.

Diverso il caso di chi è vestito con abiti da trekking e porta con sé anche altra attrezzatura destinata a quello scopo.

Il coltello è strumento d’uso dei cacciatori, ma le circostanze di tempo e luogo del controllo deovono suggerire che si sta andando a caccia o che si torna da essa.

Può essere uno strumento di lavoro e, in molti casi, la giurisprudenza lo ammette, come con la sentenza n. 9662 del 2013, che stabilisce come segue:

Ricorre il “giustificato motivo” del porto di un coltello, quale oggetto di cui all’art. 4, comma 2, l. 18 aprile 1975 n. 110, in relazione alla condotta di chi, dovendo svolgere mansioni di badante nei confronti di persona ricoverata in un luogo di cura, custodisce nella sua borsa uno strumento da taglio, normalmente non fornito dalle strutture sanitarie.”

Si tenga presente, in conclusione, tale principio essenziale: LA GIUSTIFICAZIONE DEVE ESSERE PLAUSIBILE E GIA’ PRONTA PRIMA DI OGNI POSSIBILE CONTROLLO.

Avv. Paolo Nicodemo