Nicodemo/ Novembre 21, 2018/ Articoli, Diritto della Security Privata, News

Una volta sono stato in un locale che era talmente in miseria che il buttafuori stava fuori a buttare la gente dentro…!!”.

Questa vecchia freddura testimonia il permanere di una denominazione obsoleta, ma dura a morire.

Oggi gli operatori in questione possono lavorare solo se iscritti in un apposito elenco redatto presso ciascuna Prefettura, dopo aver frequentato un corso di formazione di 90 ore ed aver superato il relativo esame; ciò a far data dal 6 ottobre 2010, giorno in cui venne emanato dall’allora Ministro dell’Interno Maroni il decreto ministeriale che disciplina la figura professionale degli “Addetti ai servizi di controllo alle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi”.

Giova precisare che si tratta dell’unica figura della security privata italiana che può operare nei luoghi sopra menzionati anche a tutela dell’incolumità dei presenti.

Secondo la norma, deve trattarsi di soggetti maggiorenni, che dimostrino con certificazione medica di non essere dediti all’uso di alcool o stupefacenti, oltre che psico-fisicamente idonei in linea generale allo svolgimento dell’incarico.

L’art. 1 del decreto prevede dei requisiti morali piuttosto stringenti, in quanto chi intende svolgere tale lavoro non deve risultare, nei cinque anni precedenti, denunciato o condannato anche con sentenza non definitiva per una serie di reati, quali quelli commessi con violenza contro persone e patrimonio, quelli relativi agli stupefacenti ed altri concernenti le associazioni che incitano all’odio razziale e religioso, nonché consistenti nell’uso non appropriato di caschi protettivi che occultano i connotati.

La loro formazione deve prevedere materie giuridiche, prevenzione di incendi e primo soccorso e nozioni di psicologia e sociologia volte all’autocontrollo e al sereno contatto col pubblico.

È altresì imposto agli a.s.c. di svolgere un vero e proprio lavoro di bonifica ambientale del luogo ove sono chiamati ad agire, consistente nella ricerca di oggetti vietati e nell’individuazione di fonti di pericolo per la sicurezza degli avventori del locale.

Sono anche incaricati di controllare i titoli di ingresso eventualmente richiesti e di osservare se chi desidera entrare è potenzialmente pericoloso, perchè alterato da alcool o droga o perchè armato.

Va precisato a tal fine che gli a.s.c. non possono perquisire e quindi devono sviluppare un forte senso di osservazione e la capacità di operare con cortesia e discrezione.

Non possono operare armati e sono tenuti a chiedere l’immediato intervento delle Forze dell’Ordine in caso di necessità.

Si tratta di un lavoro difficile, svolto in orari notturni e potenzialmente rischioso, in quanto spesso tali operatori sono bersagliati, anche con la violenza, da parte di chi si reca in discoteca con fini diversi rispetto allo svago.

Capita anche sovente che l’ubriaco di turno li aggredisca e poi, passata la sbornia, li denunci solo perchè si sono difesi da un’aggressione ingiusta.

Svolgono questo lavoro tanti giovani che cercano di pagarsi gli studi e tanti padri di famiglia ai quali la prima attività non permette, da sola, di provvedere a tutte le necessità dei loro cari.

È una vera doccia fredda il momento in cui un lavoratore che ha voglia di tutto, tranne che di risse, si trova coinvolto in situazioni che non ha causato né voluto per poi finire sul banco degli imputati e spendere in onorari professionali tutto ciò che ha guadagnato in mesi di duro impegno, pagato anche abbastanza poco.

Molti nostri soci sono operatori del settore e chi di loro ha vissuto i problemi appena descritti ha riscontrato l’enorme vantaggio del non doversi indebitare per assumere un legale, in quanto glielo ha fornito la Black Shield senza chiedergli ulteriori costi rispetto a quelli sostenuti per il tesseramento.

Considerato tutto quanto sopra, smettiamola, per favore, di chiamarli buttafuori.

Avv. Paolo Nicodemo