Nicodemo/ Dicembre 2, 2018/ Articoli, Diritto Militare e di Polizia Giudiziaria

 

Il presente articolo è dedicato ai nostri soci militari, molti di essi, infatti, mi hanno rivolto quesiti sull’argomento in oggetto.

Anche per un militare avere delle linee guida per orientarsi in ambito giuridico è essenziale per svolgere legittimamente e serenamente i propri compiti istituzionali.

La nozione di disobbedienza è contenuta nell’art. 173 del codice penale militare di pace, che così recita:

Il militare, che rifiuta, omette o ritarda di obbedire a un ordine attinente al servizio o alla disciplina, intimatogli da un superiore, è punito con la reclusione militare fino a un anno.

Se il fatto è commesso in servizio, ovvero a bordo di una nave o di un aeromobile, la reclusione militare è da sei mesi a un anno; e può estendersi fino a cinque anni, se il fatto è commesso in occasione d’incendio o epidemia o in altra circostanza di grave pericolo.”.

Osserviamo, in primo luogo, che l’attinenza al servizio o alla disciplina costituisce un elemento essenziale del reato in esame, in quanto non tutti gli ordini sono contemplati dalla norma, ma solo quelli riferibili all’essenza del servizio.

Passiamo alla casistica offertaci dalle sentenze della Corte di Cassazione.

Secondo la sentenza n. 1522 del 2017: Non integra il reato di disobbedienza di cui all’art. 173 del codice penale militare di pace il rifiuto del militare di sottoscrivere, per presa visione, il verbale di riunione della commissione di disciplina e l’avviso di conclusione del procedimento attestanti l’inflizione a suo carico della sanzione della consegna, in quanto, prescrivendo l’art. 1398, comma 4, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, che al trasgressore sia comunicato per iscritto il provvedimento sanzionatorio con la motivazione, l’ordine del superiore gerarchico di sottoscrivere i predetti documenti non è funzionale e strumentale alle esigenze del servizio o della disciplina, alla stregua dell’interpretazione dell’art. 173 cit. contenuta nella sentenza della C. Cost. n. 39 del 2011, bensì soltanto alla formazione di un atto avente mera natura endoprocedimentale.”.

Va subito evidenziata la differenza tra detto verbale e il foglio di comunicazione della scheda valutativa.

Così ha infatti deciso la Cassazione penale, con la sentenza n. 52957 del 2014: Il rifiuto del militare di obbedire all’ordine di sottoscrivere, per presa visione, il foglio di comunicazione della scheda valutativa integra il reato di disobbedienza previsto dall’art. 173 c.p.m.p., trattandosi d’adempimento attinente al servizio (Fattispecie nella quale la S.C. ha confermato la decisione di merito che ha desunto la mancanza di buona fede dell’imputato dalla precedente archiviazione di due precedenti denunce relative a fatti analoghi).”.

Il militare sarà disobbediente anche non ottemperando all’ordine di sottoporsi a visita se esonerato dal servizio per motivi di salute, ma presente in caserma.

Ha deciso in tal modo la Cassazione penale, con la sentenza n. 30724 del 2015, secondo cui: “Integra il reato di disobbedienza di cui all’art. 173, cod. pen. mil. pace il rifiuto – opposto da un militare presente in caserma ma temporaneamente esonerato dal servizio attivo, a causa del certificato medico prodotto dopo il rigetto della sua domanda di licenza – di obbedire all’ordine impartitogli dal superiore gerarchico di presentarsi in infermeria per sottoporsi a visita, atteso che detto ordine è funzionale alle esigenze d’ufficio connesse alla doverosa verifica della legittimità del suo esonero dalle attività di servizio per ragioni di salute.”.

Vi è un altro importante limite all’obbligo di eseguire gli ordini: il militare è tenuto a non rispettare gli ordini manifestamente criminosi e ad informare al più presto i superiori.

Ha così stabilito la Cassazione penale con la sentenza n. 18896 del 2011: “La causa di giustificazione dell’adempimento di un dovere è inapplicabile, anche a seguito dell’entrata in vigore del d.lg. n. 66 del 2010 (c.d. codice dell’ordinamento militare) che ha abrogato la l. n. 382 del 1978, al militare che adempia ad un ordine impartitogli da un superiore gerarchico e la cui esecuzione costituisca manifestamente reato, essendo questi tenuto a non eseguirlo e ad informare al più presto i superiori. (In motivazione la Corte ha escluso l’applicabilità dell’esimente putativa dell’art. 51 c.p., invocata da un ufficiale dei carabinieri, precisando, da un lato, che l’erronea convinzione della sua esistenza si traduce in ignoranza inescusabile della legge penale e, dall’altro, che la manifesta criminosità di un ordine costituente reato non può essere ignorata quando il destinatario sia un ufficiale di polizia giudiziaria).”.

Avv. Paolo Nicodemo