Nicodemo/ Marzo 16, 2019/ Geopolitica e Analisi

Non traggo conclusioni, ma analizzo fatti e parole per ipotizzare scenari.

Sono doverosi attenzione e rispetto quando ci si trova dinanzi ad una strage come quella consumata a Christchurch, in Nuova Zelanda, che verrà di certo strumentalizzata nei consueti, indecorosi modi ai quali siamo tristemente abituati.

Brenton Tarrant, l’autore. Descritto come un insospettabile dal governo neozelandese, eppure aveva già indirizzato una e-mail alla premier Jacinda Acern presentando il suo manifesto, del quale non faceva mistero neanche sui social, ma le fonti ufficiali dicono che non c’è stato modo di fermarlo.

Sembra una contraddizione, ma a caldo è sempre difficile avere informazioni precise.

In un mondo descritto come un villaggio globale sono ancora vivi e fortemente alimentati sentimenti di insofferenza, odio religioso e razziale, utilizzati ora come strumento di potere, ora per giustificare azioni criminali compiute dall’una e dall’altra parte.

Tarrant ha viaggiato molto, ha espresso parole di grande stima verso popoli come quello pakistano, a maggioranza mussulmana, eppure ha diretto la sua aggressione contro delle moschee.

Ha affermato di non nutrire sentimenti di odio contro le popolazioni con altre culture e religioni che abitano le loro terre, ma unicamente contro gli invasori dell’occidente.

Ha raccontato di aver iniziato a pianificare la strage due anni fa, ma è un’altra la dichiarazione che spaventa e fa pensare: “Avrei potuto usare qualsiasi mezzo ma ho scelto le armi da fuoco per l’effetto che avrebbero avuto sul dibattito pubblico e la copertura dei media”.

Sforziamoci di essere molto cinici: l’attentatore dice chiaramente che sapeva benissimo che le armi da fuoco fanno parlare e generano polemiche, con ciò lasciando intendere che avrebbe fornito un valido argomento a favore di chi vorrebbe vietarne il possesso ai civili.

Chi vuole ridurre i popoli in schiavitù, in primo luogo li disarma.

Ma questo tizio ha pensato a tutto da solo? Ne siamo sicuri?

Perchè dopo che aveva mostrato senza alcun timore evidenti segni di pericolosità sociale nessuno lo ha fermato?

Non traiamo conclusioni, ma almeno poniamoci degli interrogativi.

Viviamo in un’epoca di flussi migratori e vi sono opinioni e forze contrapposte, che trattano l’argomento in maniera molto diversa fra loro.

Non dimentichiamo, a tale ultimo proposito, che questo fenomeno è un business per molti e una questione ideologica per molti altri e teniamo presente che spesso si guarda con sospetto alle comunità islamiche.

Ragionando ancora in maniera drasticamente cinica, si può certo ritenere che la strage operata da un neo-nazista bianco contro inermi fedeli islamici possa, per una volta, far apparire come vittime i seguaci di Maometto, vittime di quel razzismo e di quella xenofobia che attraversa l’occidente, anch’esso capace di atrocità come questa.

La conclusione che si può trarre argomentando in un certo modo è che non sono solo i cristiani a morire bruciati nelle loro chiese o bersagliati a colpi di arma da fuoco da fondamentalisti islamici, ma anche viceversa.

Osserviamo anche che Tarrant ha usato le potenzialità diffusive di un social network e che la rete è stata utilizzata molto come strumento di propaganda anche dall’Isis per diffondere più efficacemente il suo messaggio di terrore e raccogliere scellerati adepti sotto forma di foreign fighters.

Sappiamo tutto del background e delle esperienze di Brenton Tarrant?

Abbiamo due dati sulla sua vita potenzialmente portatori di una certa scia: ha guadagnato denaro commerciando in bitcoin ed è stato in Pakistan.

Non sappiamo cosa abbia fatto e chi abbia conosciuto in quest’ultimo Paese, ma almeno possiamo porci qualche interrogativo.

Ricordiamo che in Pakistan si è rifugiato fino alla sua morte Osama Bin Laden e che il 26 febbraio scorso l’aviazione indiana ha bombardato un campo di addestramento per terroristi in territorio pakistano, precisamente in Kashmir, come risposta all’attentato suicida del 14 febbraio, rivendicato dal Jaish-e-Mohammad (JeM, l’Esercito di Maometto), in cui hanno perso la vita 46 militari indiani.

È possibile ipotizzare che dietro l’eccidio compiuto in terra neozelandese vi sia una regia con un intento preciso?

Non traiamo conclusioni, ma almeno poniamoci delle domande.

Certamente oggi potrebbe passare un duplice messaggio: esiste un fondamentalismo anche in occidente e le armi possono essere uno strumento per praticarlo.

Prima di cadere in questa trappola, teniamo a mente le parole dell’attentatore: “Avrei potuto usare qualsiasi mezzo…”.

Se ha scelto le armi da fuoco, quindi, aveva un motivo preciso, tra l’altro espressamente manifestato.

Lupo solitario o pedina impiegata in modo spietato?

Non ho una risposta, ma almeno mi pongo delle domande.

Avv. Paolo Nicodemo